Cos'è L'agricoltura Idroponica E Che Tipo Di Produzione Si Può Realizzare?

Agricoltura Idroponica: l'antica arte riscoperta della coltivazione fuori suolo



Cosa è l'idroponica?

Cos’è l’idroponica: significato ed etimologia

Che cos'è idroponica? E l'agricoltura idroponica? Per semplificare, possiamo dire che l'idroponica è la coltivazione delle piante fuori suolo, ovvero senza terra e grazie all’acqua, nella quale vengono sciolte sostanze nutritive adatte per far crescere le piante velocemente e in salute. In breve, è la coltivazione delle piante in acqua. L’etimologia della parola idroponica deve ricercarsi nella lingua greca antica: "hidro” ovvero acqua e “ponos”, che significa lavoro; in sostanza la parola idroponica identifica proprio il lavoro e l’azione potente dell’acqua impiegata – in questo caso - per lo sviluppo e la coltivazione delle piante, sia di tipo decorativo che di tipo ortofrutticolo.

Sebbene le coltivazioni idroponiche esistano fin dall’epoca degli Assiri Babilonesi, in qualsiasi luogo in cui ci sia un fiume o un bacino d’acqua, questo tipo di coltivazione è stato riscoperto nel 1930 dal Dr. Gericke, all'Università di Berkeley in California, ed è stato rielaborato in chiave moderna nei decenni successivi, anche se ha ritrovato una reale applicazione – diffondendosi così in tutto il mondo come tecnica innovativa ed estremamente moderna – solo da pochi decenni. Uno degli esempi più antichi di coltivazione e agricoltura idroponica lo ritroviamo nei giardini pensili dell’antica Babilonia, ma anche presso i popoli che abitavano nelle zone montuose delle Ande, sul lago di Titicaca tra il Perù e la Bolivia, e nel Mianmar, i quali coltivavano giardini idroponici sulla superficie dell'acqua, utilizzando bancali di paglia,fiori e substrati differenti a seconda dei materiali disponibili.

Agricoltura idroponica: cos’è e come funziona?

Vediamo, allora, come funziona esattamente l’idroponica e – più in generale – come vengono strutturate e realizzate le colture da agricoltura idroponica. L’idroponica – ovvero la coltivazione senza suolo o fuori suolo – prevede l’adozione di tecniche alternative di coltivazione che – come anticipato sopra - non prevedono l’uso del terreno, ma con l’impiego di un substrato e con l’azione dell’acqua e sostanze nutritive disciolte al suo interno. Esistono, in realtà, due grandi tipologie di coltivazione idroponica: quella che impiega il substrato, ovvero miscele di perlite, sabbia, argilla espansa, ecc, che viene inumidito e irrigato con acqua e sostanze nutritive, e la coltivazione idroponica senza substrato, dove le radici delle piante sono immerse nel flusso della soluzione nutritiva (composta da acqua e sostanze disciolte). Sebbene le piante come il riso, i gigli d'acqua o le piante carnivore possano adattarsi bene in ambienti scarsamente ossigenati, o addirittura stagnanti, la maggior parte delle piante evidenzia difficoltà ad adattarsi ad ambienti in cui c’è scarsità di ossigeno.

Una pianta che non riceve le giuste quantità di ossigeno nella zona delle radici muore asfissiata, anche se riceve la giusta quantità di acqua e nutrimenti. Non a caso, una delle cause più frequenti di morte delle piante acquatiche è l'eccessiva quantità d'acqua irrorata durante le sessioni di irrigazione. Per questo, è fondamentale accertarsi che le piante coltivate in idroponica ricevano anche la giusta quantità di ossigeno e quindi di aria. A tal proposito, occorre ricordare che l'acqua - all'interno della coltivazione e quindi dell'agricoltura idroponica - deve essere "vivente": occorre essere consapevoli che, qualunque sia l'ambiente in cui vivono, sia il suolo, l'aria o l'acqua, le piante assorbono il loro cibo nella forma di ioni dissolti nell'ossigeno. Per questo si ricorre frequentemente anche all’aeroponica, che – attraverso una pompa d’aria – garantisce alle piante una corretta ossigenazione. Quando il cibo e l'ossigeno vengono assorbiti dalle piante coltivate, devono poi essere rinnovati attraverso la sostituzione della soluzione nutritiva.

Con questa tecnica di coltivazione senza suolo, che stimola la crescita delle piante, l'agricoltore deve controllare la quantità di acqua, sali minerali e, più importante di tutto, l'ossigeno erogato. Nella coltivazione idroponica, come abbiamo visto, l'acqua sostituisce il terriccio. Quando le radici sono sospese nell'acqua in movimento, assorbono rapidamente sia le sostanze nutritive che l’ossigeno. Se la quantità di ossigeno risulta insufficiente per il bisogno della pianta, la sua crescita sarà lenta. Se al contrario la pianta sarà correttamente ossigenata, la pianta crescerà più velocemente e in salute. Lo scopo di chi si occupa di agricoltura idroponica é bilanciare la combinazione di acqua, nutrienti ed ossigeno, secondo le necessità delle piante al fine di massimizzare produzione e qualità.

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Per ottenere ottimi risultati con la coltivazione idroponica, è fondamentale monitorare alcuni parametri essenziali: la temperatura, l'umidità, il livello di CO2, le ore di luce e l’intensità dell’illuminazione, la ventilazione, la salute delle piante e l’assenza di malattie (sebbene nelle coltivazioni idroponiche la diffusione di malattie legate ai parassiti è sensibilmente inferiore rispetto a quanto avvenga generalmente con la coltivazione tradizionale).

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Agricoltura idroponica: i vantaggi

Il grande vantaggio offerto dall’agricoltura idroponica è senza dubbio la possibilità di coltivare ovunque, anche dove non c’è terreno o non c’è il clima ideale per poter avviare determinate coltivazioni di tipo tradizionale. Con questo sistema è possibile avviare una coltivazione indoor o outdoor, in orizzontale – come nelle classiche coltivazioni – ma anche in verticale, un metodo che consente di risparmiare spazio. Inoltre, l’agricoltura idroponica consente un controllo maggiore della gestione delle risorse idriche e nutrizionali e un certo risparmio di acqua grazie al recupero e al riutilizzo del flusso idrico, che viene raccolto dopo l’utilizzo e riciclato per un nuovo ciclo di irrigazione. A questo si accompagna anche una migliore gestione dei nutrimenti erogati alle piante, perché c’è la misurazione e il controllo totale delle sostanze nutritive, senza dimenticare poi – come anticipato sopra – il vantaggio nel controllo delle malattie legate ai parassiti tipici delle coltivazioni tradizionali, perché – non essendoci il terreno – viene ridotto al minimo anche il rischio di animali pericolosi e anche erbe infestanti. Tutto questo porta dei vantaggi anche sull’ambiente: con le coltivazioni idroponiche è possibile ridurre in modo sensibile sia gli sprechi dei nutrimenti che le dispersioni d’acqua, ma anche l’uso di diserbanti e sostanze chimiche, dimostrandosi così un tipo di coltura decisamente più sostenibile di quella tradizionale in terra. Sebbene, infatti, l’agricoltura idroponica preveda l’uso di energia elettrica, attrezzature, strutture e telai, considerando le emissioni di CO2 a parità di prodotto ottenuto, i livelli di inquinamento prodotti dalle coltivazioni fuori suolo sono nettamente inferiori. E – considerando anche la progressiva riduzione del numero di aree coltivabili nel mondo – lo sviluppo della coltivazione è auspicabile, considerando le crescenti necessità della popolazione mondiale.

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Piante idroponiche: cosa vuol dire e che caratteristiche hanno?

Con il termine piante idroponiche non si identifica una famiglia di specie vegetali particolari, coltivabili facilmente in acqua o predisposte alla coltivazione in acqua, ma le piante prodotte utilizzando appunto dei sistemi idroponici. In linea generale, infatti - salvo casi rari e particolari – tutte le piante possono essere coltivate in un sistema idroponico e non esistono piante speciali e specifiche per l’idroponica. Quando si parla di coltivazioni idroponiche e – in particolare – dei prodotti forniti dall'agricoltura idroponica, la domanda è sempre la stessa: la verdura e la frutta ottenute con l’idroponica hanno lo stesso sapore?
La risposta è che dipende dalla qualità delle sostanze nutritive utilizzate dall'agricoltore per nutrire le sue piante. Il sapore finale dei frutti coltivati dipende dalla presenza di determinati composti e dal rapporto tra loro. Solo a titolo di esempio, basti pensare il sapore dolce è dettato dalla concentrazione dei livelli di zuccheri, i toni acidi sono dati dalla combinazione di calcio, fosforo e potassio con gli acidi organici, pertanto variare le proporzioni o la tipologia della soluzione nutritiva fa realmente la differenza. Proprio come la temperatura, l’umidità, il pH della soluzione, ma anche la luce. Pertanto, quando l'agricoltura idroponica produce frutti insapori - come ad esempio i pomodori olandesi tutti uguali e dalla forma perfetta che troviamo generalmente nei normali supermercati – la responsabilità è di chi nutre le piante e non del sistema in sé.

 

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