Come Coltivare lo Zafferano: Guida alle tecniche di coltura dalla A alla Z

Come Coltivare lo Zafferano: Guida alle tecniche di coltura

Caratterizzato da una pianta elegante e da stimmi dal colore rosso vivido, lo zafferano è oggi una delle coltivazioni maggiormente ambite, sia in Italia che all’estero.
Il fiore dello zafferano – il cui nome originale è Crocus sativus (Iridaceae) - è caratterizzato da un bulbo o tubero, che viene piantato a terra e costituisce la base della pianta. I bulbi – anche chiamati cormi – consentono alla pianta di riprodursi: ogni cormo genera nuovi cormi e consente così la propagazione della pianta.

La pianta dello zafferano è caratterizzata da foglie filamentose, da petali che ricordano la forma della campanula e dagli stimmi (ogni bocciolo ne produce solo tre), anche chiamati comunemente (ed erroneamente) pistilli. Questi - attraverso il processo di essiccazione e lavorazione - si trasformano nel prezioso oro rosso usato in cucina.

Gli stimmi dei fiori vengono raccolti a mano, perché estremamente delicati e facilmente soggetti a deperimento, e il processo di raccolta deve avvenire entro mezzogiorno per impedire loro di appassire con la luce.
Lo zafferano viene coltivato e prodotto in diversi Paesi del mondo, come lran, India, Afghanistan, Italia, Grecia, Spagna e Portogallo e Francia, ma anche Marocco, Turchia, Nuova Zelanda, Pennsylvania e anche in alcune aree della Cina. La diversità dei territori e dei Paesi in cui oggi è diffusa questa pianta implica che le tecniche impiegate per coltivarlo siano piuttosto differenti, anche in base al clima e al tipo di terreno.

Con quale clima si può coltivare lo zafferano?

Come per molte altre piante, il clima è uno degli elementi fondamentali per poter coltivare outdoor lo zafferano: in estate occorre avere una temperatura massima di 35-40 gradi centigradi, mentre in inverno non deve scendere sotto ai -20 gradi. Il clima deve essere secco e moderato (lo zafferano non teme affatto le estati calde e secche, ma soffre quelle afose); per questo è una pianta che non si adatta a climi tropicali (troppo umidi) o polari (troppo freddi).

Le temperature invernali troppo rigide tendono a ghiacciare le foglie: in questi casi i bulbi si svilupperanno meno e, di conseguenza, saranno meno produttivi. Nei periodi di gelo, quindi, è raccomandabile coprire le piante con la paglia o del tessuto di fibra (pacciamatura) per proteggerle fino a quando il pericolo gelo non sarà terminato.

In linea generale, lo zafferano resiste molto bene agli sbalzi di temperatura, ma ha bisogno di tanta luce per poter attivare il processo di fotosintesi.

Tipo di Terreno ideale per la coltura dello zafferano

I bulbi della pianta dello zafferano si sviluppano molto bene su terreni asciutti o semi-aridi, preferiscono il suolo calcareo, ma si adattano anche su suoli ferruginosi, sedimentosi e sabbiosi, a patto che siano arricchiti con materiali organici. Indipendentemente dal tipo specifico di terreno impiegato per la coltivazione, uno degli elementi fondamentali da considerare è la sua capacità di drenaggio, la possibilità di lavorarlo agilmente e di piantare il bulbo in profondità, in modo da consentire alle radici di svilupparsi ampiamente, senza il rischio che marciscano con una eccessiva presenza di acqua. L’ideale, infatti, è optare per un terreno fertile, che abbia anche una leggera pendenza, in modo da garantire un naturale scolo dell’acqua piovana.

Per la coltivazione dello zafferano è opportuno scegliere un terreno dove non sia mai stato coltivato nessun tubero o bulbo - o almeno non negli ultimi dieci anni – in modo che possa garantire un più alto di livello di fertilità, soprattutto nella fase iniziale.

TERRICCI CONSIGLIATI

Tipologie di coltivazioni

La coltivazione dello zafferano può essere di due tipi: annuale o poliennale. Come per tutte le coltivazioni, anche queste due presentano vantaggi e svantaggi; bisognerà quindi optare per la tipologia che presenta le caratteristiche che più si avvicinano alle nostre esigenze.

La coltivazione annuale dello zafferano: pro e contro

La coltivazione con ciclo annuale dello zafferano è quella più complessa, perché implica avere a disposizione due terreni per la coltivazione, da utilizzare in modo alternato. Con questa tipologia di coltura, infatti, ogni anno – verso la metà di giugno/inizi di luglio - sarà necessario dissotterrare i bulbi per ripiantarli su un altro terreno, precedentemente lavorato e concimato. Si tratta di un’operazione piuttosto delicata, perché è fondamentale prestare molta attenzione a non danneggiare i bulbi nel momento in cui vengono trasferiti da un terreno all’altro.

L’operazione consiste, nello specifico, in 3 fasi:

  1.   estrazione del bulbo;
  2.   eliminazione della crosta esterna;
  3.   inserimento del bulbo nell’altro terreno.
Quest’ultimo passaggio deve essere concluso nel corso della stessa giornata per consentire di attivare immediatamente il processo vegetativo ed evitare che il bulbo -  restando troppo tempo fuori dal terreno – possa danneggiarsi.

Come si può facilmente intuire, questo tipo di coltivazione dello zafferano è piuttosto complessa, costosa e impegnativa; d’altro canto, è la tecnica che riesce a garantire i migliori risultati, sia per la resa delle piante, sia per la qualità e le caratteristiche organolettiche della spezia finale ottenuta dalla lavorazione degli stimmi.

La coltivazione poliennale dello zafferano: pro e contro

La coltivazione poliennale dello zafferano prevede, invece, che i bulbi vengano lasciati nel terreno per diverso tempo, fino ad un massimo di tre anni consecutivi. Come è facile intuire, con l’impiego di questa tecnica si risparmia molto tempo, soldi e impegno per la lavorazione del terreno e per il trasferimento dei bulbi da un terreno all’altro a fine anno. D’altro canto, la resa sarà inferiore, sia in termini di quantità che di qualità rispetto alla coltura annuale.Considerati tutti i pro e i contro di entrambe le tipologie di coltivazione, occorre valutare accuratamente i benefici e le controindicazioni e scegliere la soluzione più adatta in base alle proprie esigenze e alla propria disponibilità.

Scopri anche la guida per imparare a coltivare lo zenzero.

Il ciclo di vita della pianta di zafferano

Una volta appurate le differenze tra le due diverse tecniche di coltivazione, occorre capire >quali sono esattamente le fasi del ciclo di vita della pianta. È possibile dividere il ciclo vitale dello zafferano in due fasi fondamentali: la prima è chiamata fase attiva che inizia ad agosto e finisce a maggio, la seconda è chiamata fase passiva o di riposo ec è quella che va dal mese di maggio ad agosto. Qui di seguito i momenti salienti del ciclo vitale della pianta dello zafferano:

  • Agosto: semina dei nuovi bulbi;
  • Settembre: nascita delle prime foglie;
  • Ottobre e novembre: fioritura dei bulbi e raccolta dei fiori;
  • Da Dicembre a Maggio: crescita della pianta e nascita dei bulbi piccoli dalla pianta madre;
  • Giugno e Luglio: Periodo di riposo della pianta in cui si estraggono i bulbi, si selezionano i figli migliori e si conservano al buio e all’asciutto, si lavora il terreno e lo si prepara al mese di agosto, quando verranno ripiantati i bulbi.

Quando si semina: consigli per la spaziatura tra i bulbi piantati

Quando si semina lo zafferano? Prima di procedere ad interrare i bulbi, è opportuno lavorare adeguatamente il terreno, accertandosi che la profondità del solco creato sia compresa tra i 20 e i 50 centimetri. Questo servirà per areare correttamente il micro ambiente e creare le condizioni ideali per accogliere i bulbi. Inoltre, sarà necessario aggiungere anche dei fertilizzanti organici, in modo da garantire al terreno il livello ideale di nutrienti.

FERTILIZZANTI ZAFFERANO

 

Una volta conclusa questa fase pre-semina si può procedere con la sistemazione dei bulbi, che dovranno essere piantati a una profondità di circa 7-15 centimetri. In linea generale, è bene ricordare che maggiore è la profondità in cui vengono collocati, meno abbondante sarà il raccolto; di contro, aumenterà la qualità dei fiori e degli stimmi ottenuti.

Durante il processo di semina, è bene utilizzare un sistema che consenta di sistemare i bulbi in modo ordinato e corretto, in modo da garantire loro uno spazio e una crescita adeguati. Generalmente viene utilizzato il “sistema a file” che prevede la seguente procedura:

  •   scavare prima le buche della prima fila;
  •   riempire ogni buca realizzata con un bulbo, ad una profondità di 7-15 centimetri, lasciando tra un bulbo e un altro almeno 5-7 centimetri di distanza;
  •   realizzare una seconda fila di buche ad una distanza di circa 10 centimetri dall’altra (anche 20 cm se si opta per una coltura poliennale);
  •   usare la terra scavata dalla seconda fila di buche per ricoprire i bulbi inseriti nella prima fila e procedere in questo modo anche per le file successive.

Naturalmente, è fondamentale lasciare uno spazio adeguato tra una fila e l’altra di buche per poter camminare agevolmente sul terreno, senza danneggiare le piante, specie quando occorre fare manutenzione: togliere le erbacce, irrigare e quindi raccogliere i fiori.

Il periodo ideale per la semina dello zafferano in Italia è tra agosto e settembre, per il raccolto occorrerà attendere circa otto settimane, pertanto si effettua generalmente tra la fine del mese di ottobre e la prima metà del mese di novembre.

La raccomandazione è di acquistare bulbi di zafferano italiani, che hanno un costo superiore rispetto a quelli olandesi, ma garantiscono una migliore resistenza e resa. Inoltre, è importante che i bulbi siano intatti e ben asciutti e che abbiano un diametro di circa 3-4 cm. Nel caso siano più piccoli, fiorirebbero poco - soprattutto per il primo anno - dando così risultati piuttosto deludenti.

coltivazione dello zafferano guida

Qui sopra una pianta di zafferano.

 

Irrigazione e Concimazione

La pianta dello zafferano non ha bisogno di irrigazioni frequenti, perché predilige un terreno asciutto. Le piogge frequenti del periodo primaverile – almeno in Italia – garantiscono generalmente una quantità di acqua sufficiente per irrigare correttamente le piante, soprattutto se ben distribuita. Per questo un terreno leggermente inclinato favorisce una migliore distribuzione dell’acqua e uno scolo adeguato.

In linea generale, la pianta dello zafferano ha necessità di ricevere acqua prima della fioritura (ovvero nel periodo di ottobre) e in primavera (in particolare nel mese di marzo) per favorire la moltiplicazione dei bulbi e per questo solitamente è sufficiente attendere la pioggia.

Tuttavia, per gli eventuali periodi di siccità è opportuno prevedere degli impianti di irrigazione a goccia, da utilizzare soprattutto nel periodo compreso tra febbraio e aprile, in modo da avere un migliore rendimento. Occorre ricordare, in ogni caso, che l’irrigazione deve essere controllata e ridotta al minimo una volta spuntate le foglie sui bulbi. Occorre poi accertarsi – all’inizio dell’attività di coltivazione – che il terreno sia ben concimato e nutrito: tutti i bulbi, inclusi quelli dello zafferano, hanno bisogno di fosforo e potassio per una buona crescita.

Rotazione della coltura dello zafferano e cure

Come anticipato, ogni bulbo genera altri piccoli bulbi figli, pertanto – alla fine del ciclo vitale della coltivazione, indipendentemente dal fatto che sia annuale o poliennale – sarà necessario dissotterrare i cormi, con estrema delicatezza per non danneggiarli, e raccoglierli per poi tenerli in un luogo buio e asciutto, fino alla fine del mese di agosto, quando si dovrà ripiantare nuovamente. In questa fase di estrazione e conservazione converrà effettuare anche un’attenta selezione dei bulbi ed eliminare quelli danneggiati, soprattutto per evitare malattie future.

Malattie e parassiti dello zafferano

Una volta compreso il ciclo e le operazioni fondamentali da eseguire per una coltivazione corretta, è importante individuare le malattie più frequenti, i parassiti e tutte le problematiche che possono manifestarsi.

La pianta dello zafferano non teme molto gli insetti: a creare danni possono essere i nematodi (vermi cilindrici) e gli elateridi (coleotteri di colore nero) che possono rovinare il bulbo, ma – in linea generale – la criticità più diffusa riguarda i piccoli animali, tipici anche degli orti, come le lumache. Questi molluschi sono golosi del fiore, pertanto lo zafferano richiederà una particolare cura solo nel periodo della fioritura (ottobre/novembre).

Altri nemici delle piante di zafferano sono i roditori: topi, talpe e arvicole scavano e mangiano il bulbo, soprattutto nel periodo invernale, mentre lepri, conigli, caprioli, istrici e cinghiali rappresentano il problema maggiore; per evitare che possano danneggiare le foglie e i fiori è opportuno predisporre delle recinzioni in modo da impedire loro l’accesso.

Per quanto riguarda le malattie, uno dei problemi più frequenti e pericolosi per la coltivazione dello zafferano è rappresentato dal fusarium, una malattia fungina che determina un processo di deterioramento del bulbo della pianta.

Per limitare i danni provocati da questa malattia è possibile optare per la coltivazione annuale, in modo da controllare più frequentemente lo stato di salute dei bulbi e – più in generale – delle piante. Per scongiurare questa malattia, è possibile – in modo preventivo e prima della semina - bagnare i bulbi in ossicloruro di rame.

Se, invece, i segni di questa malattia si evidenziano quando il bulbo è già in terra (generalmente il loro colore è giallastro) è opportuno asportare l’intera pianta e togliere la terra intorno, che potrebbe essere stata infettata, per evitare che possano essere contagiate anche le piante vicine. Per evitare questa malattia, è importante ricordare che – una volta dissotterrati - i bulbi non devono tornare sullo stesso terreno per i successivi sei anni.

ANTIPARASSITARI CONSIGLIATI PER LA COLTURA DELLO ZAFFERANO

Raccolta dei fiori e degli stimmi

La fioritura dello zafferano – come accennato - inizia nel corso della seconda metà di ottobre/prima metà di novembre e dura in genere circa dieci giorni; naturalmente molto dipende dal clima. La raccolta dei fiori deve avvenire in giornata, prima di mezzogiorno o comunque prima che il fiore si schiuda. Per fare questo, è raccomandabile raccogliere tutti i fiori insieme e poi mondarli a casa, per dividere i petali viola, il polline giallo e gli stimmi (ovvero tre segmenti di colore rosso vivido), che si trasformeranno – una volta essiccati – nella preziosa spezia famosa e apprezzata in tutto il mondo.

Coltivazione idroponica dello zafferano: cos'è e come funziona?

Quella che abbiamo visto fino ad ora è la coltivazione tradizionale dello zafferano, che avviene all’aperto, su un terreno adatto. Esiste, tuttavia, un metodo alternativo - e per diversi aspetti più semplice - che prevede il ricorso alle tecniche idroponiche.
Al posto del terreno asciutto si utilizzerà un substrato adeguato  - che potrà essere composto ad esempio da argilla espansa, vermiculite, perlite e sabbia (trova qui il substrato ideale per lo zafferano) per poter ricreare la tipologia di terreno adatto a questo tipo di pianta – e irrigarlo con una soluzione ad hoc composta da acqua, fertilizzanti e tutte le sostanze nutritive per garantire la crescita e la fioritura della pianta.


La coltivazione idroponica consente di avere un maggiore controllo sulle piante e sul loro stato di salute, ma c’è di più, perché con questo tipo di coltivazione si hanno numerosissimi vantaggi, tra i numerosi elenchiamo i più importanti:

  • è possibile coltivare questa pianta anche a casa, con l’apposito kit e le attrezzature necessarie;
  • si può coltivare anche in verticale, sempre con appositi sistemi idroponici, risparmiando spazio;
  • si può accelerare il processo di germinazione rispetto alla coltivazione nel terreno;
  • è possibile avere più raccolti nel corso dell’anno;
  • si migliora la qualità finale della spezia.

 

Coltivazione idroponica dello zafferano: cosa serve?

Su Idroponica.it è possibile trovare e acquistare direttamente tutto l’occorrente per la coltivazione indoor dello zafferano: la grow box, ovvero la scatola che funge da contenitore per poter ospitare i bulbi, le soluzioni fertilizzanti e nutritive da diluire in acqua per garantire ai bulbi la giusta dose di nutrimento, le lampade Led che garantiscono l’illuminazione necessaria, l’estrattore d’aria, per assicurare un microclima asciutto (ideale per la salute e la corretta crescita della pianta di zafferano) e al riparo da eventuali muffe.
Per coltivare lo zafferano con la tecnica idroponica, è fondamentale scegliere e selezionare con cura i bulbi da piantare - eliminando quelli danneggiati o non integri, di colore giallastro o con muffe - per non rischiare di contagiare gli altri bulbi.

Una volta terminata la fase di selezione, occorre sistemare e piantare correttamente i bulbi nei loro vasetti: ogni piccolo vaso andrà riempito per 2/3 di argilla e non potrà ospitare più di 3 bulbi. Questo per evitare il rischio di malattie e – allo stesso tempo - garantire alle piantine una distribuzione uniforme delle sostanze nutritive fondamentali, in particolare: potassio, fosforo in grandi quantità e azoto.

Inoltre, per garantire un corretto quantitativo e una giusta distribuzione della soluzione liquida, è raccomandabile utilizzare degli impianti di irrigazione dotati di gocciolatori regolabili, in modo da evitare l’eccesso di acqua, che provocherebbe danni alla pianta.
Grazie all’utilizzo di liquidi nutrienti, i bulbi inizieranno rapidamente a germinare: nel periodo che va dalla germinazione alla fioritura, le ore di luce giornaliere garantite dalle lampade a LED dovranno essere 14-16; dal momento della fioritura, invece, le ore di luce potranno essere ridotte a 12-13.

Per coltivare correttamente lo zafferano con le tecniche idroponiche, è possibile coltivare i bulbi all’interno di una serra, utilizzando dei cubi di lana di roccia sistemati in vassoi drenanti di dimensioni 6 X 4 metri e usando solo la luce naturale. In questa fase è importante accertarsi che i bulbi ricevano la giusta tipologia e quantità di nutrienti per poter sviluppare le radici.

Una volta creato l’apparato radicale, è possibile trasferire i bulbi in cubi di lana di roccia alti e larghi non più di 5 cm. In questa fase occorre fornire alla pianta i nutrienti giusti per sviluppare i fiori

E per l’irrigazione?
Il consiglio è di irrigare i cubi di lana di roccia dall’alto, attendere che l’acqua venga in gran parte assorbita e solo quando i cubi si saranno asciugati almeno per metà, provvedere ad una nuova irrigazione. È bene ricordare inoltre che - per crescere in salute - i bulbi hanno bisogno di grandi quantità di potassio e fosforo e una giusta dose di azoto.

Inoltre, poiché i cormi non si radicano completamente nei blocchi di lana di roccia, dopo il periodo di fioritura e raccolta è possibile decidere di trasferire i bulbi all’esterno, solo se si dispone di un terreno che abbia le caratteristiche ideali per ospitare la pianta dello zafferano.

Coltivazione dello zafferano in vaso: sul balcone o sul terrazzo

Coltivare lo zafferano in balcone, sul terrazzo o semplicemente sul davanzale di casa è un’opzione attuabile per decorare il proprio spazio esterno con dei fiori affascinanti, eleganti e di rara bellezza e per poter impreziosire i propri piatti con una spezia fai da te dall’inizio alla fine. Tuttavia, come è facile immaginare, con questa modalità non è possibile aspettarsi grandi quantitativi nella produzione finale.

Da ogni fiore, infatti, si ottengono solo tre stimmi sottili (per fare un rapido calcolo basti pensare che per un risotto per quattro persone occorrono quindici fiori), pertanto la resa potrà soddisfare l’esigenza di una famiglia poco numerosa.

La prima fase della coltivazione in vaso dello zafferano è la scelta della posizione; a tal proposito è bene sapere che - per crescere bene e in salute - questa pianta, e in particolare i bulbi da cui si origina il tutto, ha bisogno di molta luce, ma è piuttosto resistente sia al caldo che al freddo.

I vasi utilizzati devono essere alti almeno 17-20 centimetri, in modo da poter collocare le piantine alla profondità necessaria, con una larghezza di circa 25-30 cm. L’ideale è utilizzare vasi rettangolari ampi, in modo da poter creare più file di bulbi.
Il terriccio per la coltivazione dello zafferano in vaso deve essere sciolto (ovvero non compatto), leggero, sabbioso e ben drenato, in modo da garantire lo scorrimento dell’acqua evitando ristagni pericolosi. Sul fondo del vaso andrà sistemato uno strato di argilla espansa o ghiaia, in grado di drenare e far uscire correttamente l’acqua e poi andranno sistemati i bulbi, con il loro terriccio ben concimato e fertile, a una profondità di almeno 10 centimetri, lasciando tra loro una distanza di circa 7- 8 centimetri. In ogni vaso non potranno essere interrati più di quattro bulbi. Se si decide di coltivare lo zafferano all’interno di vasconi o cassette più ampie è possibile disporre i bulbi su più file, che dovranno essere sistemate ad una distanza di almeno 15-20 centimetri l’una dall’altra.

Come indicato anche per la coltivazione in terreno, la pianta (e in particolare il bulbo) dello zafferano non richiede un grande quantitativo di acqua, pertanto le irrigazioni dovranno essere molto limitate, per evitare di far marcire il bulbo.

come coltivare lo zafferano in vaso

In che periodi è opportuno irrigare lo zafferano in vaso?

Sicuramente, nel mese di settembre – un mese dopo aver impiantato i bulbi – è necessario irrigare per consentire alla pianta di sviluppare le radici, le foglie e i fiori: a settembre si potrà vedere il primo getto, poi le prime foglie, mentre nel periodo di ottobre/novembre si passerà alla fase della fioritura.

Dopo la raccolta dei fiori e dei relativi stimmi, durante il periodo invernale, si può rallentare la frequenza e l’intensità dell’irrigazione - controllando comunque di tanto in tanto che il terriccio non sia eccessivamente asciutto – e poi riprendere un’innaffiatura leggermente più frequente nel periodo primaverile, specie se la pioggia stagionale non riesce a bagnare adeguatamente i vasi. Tutto dipende naturalmente dal luogo in cui sono sistemati i contenitori con le piantine e dalla loro esposizione.

A maggio i bulbi inizieranno a riprodursi – generando i bulbi figli – per terminare nel mese di giugno. In questa fase è possibile concimare il terriccio in modo da favorire il processo di riproduzione.

Una volta entrati nella stagione estiva, la pianta dello zafferano inizia la sua fase vegetativa e non richiede più alcuna irrigazione; nel mese di giugno poi le foglie tenderanno a seccarsi, ma essendo una fase naturale del processo non occorre intervenire.

All’inizio del mese di luglio, invece, è possibile rimuovere delicatamente il terriccio dai vasi e – se la coltivazione è andata a buon fine – si troveranno sia i vecchi bulbi impiantati, sia quelli nati nel frattempo durante il periodo di riproduzione. Occorre pulire correttamente tutti i cormi, sistemarli su un telo e lasciarli asciugare in un luogo ben areato, fresco e buio fino ad agosto, quando sarà possibile ricominciare il ciclo di coltivazione e ripiantare in vaso.

Prima di procedere, è opportuno sostituire il terriccio per evitare il rischio di malattie, come il fusarium, ma anche per consentire alla pianta la presenza di un humus fertile e sempre ricco di sostanze nutritive.

La raccolta dei fiori, invece, avviene a partire dal mese di ottobre/novembre. È importante raccoglierli subito, appena spuntano e senza lasciarli aprire (e con delicatezza per non danneggiare la pianta) a meno che non si decida di coltivare i fiori di zafferano a scopo decorativo. Una volta recisi i fiori alla base, si staccano gli stimmi, i tre fili di colore rosso vivo che si trovano al centro del fiore. I petali di colore viola sono commestibili e quindi possono essere utilizzati per decorare piatti salati o per impreziosire i dolci.

Una volta ricavati tutti gli stimmi, si può decidere di essiccare lo zafferano anche in casa: basta sistemarli su un foglio di carta di alluminio nel forno ventilato, ad una temperatura di 40-50 gradi, per qualche minuto, fino a quando gli stimmi non si saranno leggermente irrigiditi. Una volta essiccati, gli stimmi vanno conservati nella carta di alluminio, in un sacchetto di plastica, per almeno un mese, periodo che servirà alla spezia per sviluppare il suo tipico aroma.

Coltivare lo zafferano in serra

Proprio come avviene per la coltura in vaso, è possibile coltivare lo zafferano anche in serra, grazie all’utilizzo di grandi vaschette di forma rettangolare. Il consiglio è di acquistare dei contenitori che siano almeno 80 centimetri per 40: ognuno di questi grandi vasi potrà accogliere dieci bulbi sistemati su un paio di file.

La tipologia di terriccio utilizzato è la stessa raccomandata anche per la coltivazione in terreno e per i vasi: asciutto, drenante e sabbioso, che sia opportunamente sciolto, lavorato e concimato.
Si procede poi – come già visto anche per la coltivazione in vaso – alla sistemazione dei bulbi che andranno collocati nei vasconi, ad una profondità di 10-15 centimetri circa.
Terminata questa operazione, occorrerà bagnare il terreno periodicamente, ma con moderazione - per consentirgli di restare asciutto e drenato – e pulirlo accuratamente per rimuovere eventuali erbe infestanti.

 

Quante piante per fare 1 g e 1 kg di zafferano?

Chi si appresta a coltivare lo zafferano per curiosità, diletto o per trasformare l'attività in una vera e propria professione si è posto almeno una volta la seguente domanda: quante piante di zafferano ci vogliono per fare 1 g di pistilli utilizzabili o vendibili sul mercato? E quante piante per fare un chilo di zafferano? La risposta, naturalmente, è dipende da molti fattori, come tipologia di terreno, metodi di coltura, condizioni climatiche e ambientali, ecc. Tuttavia, per poter fornire una risposta generale e orientativa, è possibile affermare che ci vogliono circa 150 fiori per fare un grammo di prodotto finito (pistilli). Considerando che ogni pianta produce da un minimo di 3 ad un massimo di 5 fiori, facenedo un calcolo sommario per difetto, ci vogliono circa 50 piante per poter ottenere 1 grammo di zafferano. Di conseguenza, per sintetizzare, occorreranno mediamente circa 150.000 fiori (da 100.000 a 200.000) o 50.000 piante per ottenere 1 chilo di zafferano finito, pronto da vendere.

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